martedì 24 maggio 2011

Distante un giorno


  1. Esiste un numero naturale, 0
  2. Ogni numero naturale ha un numero naturale successore
  3. Numeri diversi hanno successori diversi
  4. 0 non è il successore di alcun numero naturale
  5. Ogni insieme di numeri naturali che contenga lo zero e il successore di ogni proprio elemento coincide con l'intero insieme dei numeri naturali (assioma dell'induzione)

Questi qui sopra sono gli "assiomi di Peano" con cui il matematico torinese definì, appunto in forma assiomatica, l'insieme dei numeri naturali (i numeri interi non negativi, come 0, 1, 2 ecc.), cioè i numeri che siamo abituati ad usare sin dalla più tenera infanzia.

Trovo che riuscire a stabilire così pochi decisivi punti come fondazione della parte più, diciamo così, consueta della matematica sia qualcosa di strepitoso.

Di assiomi ne esistono altri, ovviamente, che fanno riferimento ad altri concetti logici, matematici, ecc.

Alcune delle leggi più importanti della fisica sono riconducibili a formule dall'aspetto semplice ed elegante (le formule non sono sempre assiomi, giusto per chi non avesse mai avuto modo di giocare con i numeri).

Non solo, ma oggi il punto focale della fisica è trovare ciò che unifica le forze base che, sempre banalizzando, tengono insieme l'Universo. 
E' possibile che, raggiunto quel risultato, avremo anche in quel caso una nuova formula elegante come lo è 


E=mc²


Ovvio che "elegante" non è un criterio oggettivo. "Elegante" è qualcosa che riduce a brevissima stringa di caratteri un'idea, una scoperta inversamente complessa rispetto alla formula che la definisce.

Guardando alla storia della scienza, e della fisica in particolare, si può dire che ogni idea che si credeva vera un tempo ha poi subito modifiche sostanziali con il procedere della ricerca. E ciò ci spinge a pensare che le "verità scientifiche" attuali potranno evolvere in futuro.

La semplicità degli assiomi di Peano, così come l'eleganza delle formule di Einstein e di altri, o la semplicità logica dei principi dell'evoluzione così come determinati (e addirittura modificati negli anni dallo stesso autore) da Darwin sembrano dirci che le "verità" più incisive nella nostra cultura sono riconducibili ad una chiarezza esemplare.

Tutto ciò è vero quando l'oggetto osservato è esterno a noi stessi. Come se, addentrandosi nella psiche, tutto prendesse una forma diversa, così complessa e magari disordinata da non essere riconducibile ad assiomi, formule e leggi altrettanto cristalline.

Sembra insomma che descrivere l'Universo (grande e distante) sia più facile che descrivere noi stessi (piccoli e così vicini da rendere osservato ed osservatore indistinguibili tra loro).

Come potrebbe dire qualsiasi musicista, la musica percepita da chi sta suonando è sostanzialmente diversa da quella sentita dall'ascoltatore.

E adesso basta, che ci stiamo avviando verso l'infinito.

Anzi, un infinito numero di infiniti.

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